MUSEO EGIZIO
Il Museo Egizio di Torino è, come quello del Cairo, dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico. Molti studiosi di fama internazionale, a partire dal decifratore dei geroglifici egizi, Jean-François Champollion, che giunse a Torino nel 1824, si dedicano da allora allo studio delle sue collezioni, confermando così quanto scrisse Champollion: «La strada per Menfi e Tebe passa da Torino».
Il Museo Egizio (propriamente Museo delle Antichità Egizie) è costituito da un insieme di collezioni che si sono sovrapposte nel tempo, alle quali si devono aggiungere i ritrovamenti effettuati a seguito degli scavi condotti in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1900 e il 1935. In quell’epoca vigeva il criterio secondo cui i reperti archeologici erano ripartiti fra l’Egitto e le missioni archeologiche. Il criterio attuale prevede che i reperti rimangano all’Egitto.
La storia e le fonti
La storia e le fonti. Si può cominciare la visita al piano terra in due stanze dedicate all’Epoca Predinastica (IV millennio a.C.) e all’Antico Regno (III millennio a.C.), epoca in cui fu costituito lo Stato egizio, furono costruite le piramidi e si diffuse la scrittura. Una piccola stanza sulla sinistra è dedicata alla decifrazione dei geroglifici (effettuata da Jean François Champollion nel 1822) e ai nomi dei faraoni egizi che sono elencati sul Papiro Regio, un documento in cui è riportata una lista di faraoni, dalle origini della storia egizia fino all’inizio Nuovo Regno.
Nella stanza accanto sono a disposizione alcuni PC connessi al progetto della Fondazione IBM Eternal Egypt.
Lo Statuario
Lo Statuario. Vi sono esposte sfingi, sarcofagi (destinati a conservare i corpi dei defunti), tavole d’offerta (con offerte di cibo scolpite), elementi architettonici, ma soprattutto statue monumentali, che mostrano alcuni dei più importanti e famosi faraoni e divinità. Sono presenti infatti i re Thutmosi III, Amenofi II, Tutankhamon, Horemheb, Ramesse II, Sethi II, insieme a sculture di principi e funzionari del re; gli dei Ptah, Amon, Hathor e Sekhmet (della quale si contano 21 statue).
Queste statue sono storicamente ospitate nelle due sale del piano terra che, dal mese di febbraio 2006, si presentano in un nuovo allestimento denominato Riflessi di pietra, realizzato dal famoso scenografo Dante Ferretti, vincitore del premio Oscar 2005 per la scenografia del film The Aviator di Martin Scorsese.
Tomba di Kha
In questa sala sono esposti due eccezionali corredi tombali rinvenuti intatti da Ernesto Schiaparelli durante le sue campagne di scavo a Gebelein e Deir el-Medina. Inoltre si può osservare una cappella funeraria di Deir el-Medina le cui pitture furono trasferite al Museo per salvarle dal deterioramento a cui sarebbero certamente andate incontro.
Tomba di ignoti. È un interessante corredo funerario che risale alla V dinastia dell’Antico Regno, l’epoca delle Piramidi.
Cappella di Maia e della moglie Tamit. Le pitture della cappella furono asportate nel 1905 durante gli scavi di Ernesto Schiaparelli a Deir el-Medina ed esposte in Museo, insieme alla stele già pervenuta con la collezione Drovetti nel 1824.
Tomba di Kha e Merit. Il ricco e intatto corredo tombale di Kha e di sua moglie Merit contribuisce in misura rilevante alla fama del Museo: la quantità e la qualità degli oggetti è tale da poter costituire, da sola, un intero museo..