Lungo le sponde del Lago Maggiore
Il Lago Maggiore rappresenta, ai giorni nostri, uno dei principali centri turistici italiani. Ad attirare i turisti sul Verbano sono soprattutto le bellezze artistiche e storiche che si susseguono lungo le sue sponde e le attrezzate località del lungolago. Ma è altrettanto sicuro che la flora fa la sua parte nel far sentire "al mare" chi decide di fermarsi sulle temperate sponde del grande invaso lacustre. Lungo queste, infatti, non è difficile ritrovare specie tipiche della flora mediterranea perfettamente adattate al clima mite del Verbano. E’ sufficiente dire che qui fa la sua comparsa, anche se sporadica, l’olivo. E’ vero che non è così diffuso come sul Lago di Garda, ma nonostante ciò la sua presenza è un chiaro indice del tipo di vegetazione che può crescere lungo le sponde del Lago Maggiore.
Qui poi prendono il sopravvento le querce caducifoglie, soprattutto la roverella,il leccio e, molto diffusamente, il castagno. Ma non si possono lasciare le rive del Verbano senza menzionare i giardini che raggiungono uno splendore unico, non riscontrabile in nessuno degli altri laghi prealpini. A tal proposito è sufficiente ricordare che il climatologo tedesco Koeppen definì il clima del Lago Maggiore "clima delle camelie" sicuramente impressionato dalla ricchezza floreale dei giardini del Verbano in cui oltre alle suddette camelie, crescono magnolie, rododendri, azalee, piante da tè, alberi giapponesi, americani, sudafricani.
Una delle realtà architettoniche più interessanti di tutta la fascia prealpina occupata dai grandi laghi piemontesi e lombardi è rappresentata dai Sacri Monti. Con questo nome si intendono le alture, in genere vicine a importanti centri abitati, in cui furono costruiti, secondo un preciso disegno, edifici religiosi che avevano lo scopo di incanalare la fede verso contenuti e forme più controllate. Infatti erano queste le zone dove era maggiormente temuto il diffondersi dell’eresia protestante che, nel Cinquecento, aveva preso campo sotto la spinta di Martin Lutero. Fu il Concilio di Trento a stabilire che alcuni luoghi di culto già esistenti dovevano essere trasformati per sottrarli alla religiosità più spontanea del popolo, giudicata pericolosa perché difficilmente controllabile. Per questo alcuni luoghi sacri dovevano essere ridisegnati secondo tappe obbligate, in modo tale che l’insegnamento religioso seguisse un percorso certo, privo di pericolose deviazioni, completamente precostituito. Il popolo doveva cioè essere guidato verso la fede passo dopo passo. Fu per questo che, all’epoca di San Carlo e di Federico Borromeo, in tutta l’area d’influenza della diocesi milanese fu dato il via alle grandiose opere religiose che dovevano innalzare alcune modeste alture al rango di Sacri Monti. Al pellegrino veniva completamente predisposta la via di salita al santuario o alla basilica, lungo la quale poteva guardare senza partecipare, ammirare le raffigurazioni ma solo da predisposti punti di vista. Il tutto secondo una successione cronologica ordinata. Ed ancora oggi, infatti, la visita ai Sacri Monti si svolge lungo questi storici percorsi che dovevano e devono coinvolgere "solo" emotivamente il fedele, infondendo in lui pietà e devozione. Nel territorio circostante il Lago Maggiore esistono tre importanti Sacri Monti: il Sacro Monte di Ghiffa e il Sacro Monte d’Orta, sulla sponda piemontese del lago, il Sacro Monte di Varese, sulla sponda lombarda.
Al Sacro Monte di Varese si sale a piedi con la "Via delle Quattordici Cappelle" strada acciottolata lungo la quale si susseguono 14 sacri edifici realizzati nel ‘600 e progettati dall’architetto Giuseppe Bernascone. La strada, realizzata durante il periodo del Cardinale Borromeo, fu voluta soprattutto dal padre cappuccino Aguggiari e alla sua realizzazione contribuirono alcuni dei migliori artisti milanesi, ticinesi e veneti. In particolare da notare la settima cappella affrescata da Pier Francesco Mazzucchelli detto Il Morazzone. Alcuni affreschi sono molto più recenti e fra questi va segnalato quello eseguito nel 1983 da Renato Guttuso e intitolato "Fuga in Egitto". Al termine della via si giunge al santuario dedicato alla Madonna, che custodisce pregevoli opere artistiche seicentesche e il famoso altare delle scultore Rosati. Da visitare, in prossimità del santuario, i due musei, il Pogliaghi (reperti archeologici di età egizia, greca e romana) e il Baroffio (oggetti liturgici e reperti archeologici).
Da Varese si segue la strada per Rasa e Brinzio, andando a superare S.Ambrogio. Subito dopo esaurienti segnalazioni stradali invitano a piegare a sinistra in direzione S. Maria del Monte e Campo dei Fiori. Così facendo in breve si raggiunge la grande porta marmorea in prossimità della Prima Cappella dove si parcheggia l’auto (ampio parcheggio). Dalla porta marmorea si inizia a salire a piedi sul largo viale acciottolato che, con percorso obbligato, tocca tutte le 14 cappelle. Il percorso, con lunghi rettifili ed alcune ampie curve guadagna quota tranquillamente offrendo anche buoni spunti panoramici sul Lago di Varese e sull’urbanizzata area varesina. La bella passeggiata si conclude a Santa Maria del Monte.