CALANCHI DI ATRI
Le colline che si aprono attorno ad Atri, sul panorama tra l'Adriatico ed il Gran Sasso, sono caratterizzate da accentuate forme di erosione che solcano l'arenaria e che vengono chiamate "calanchi" ("Scrimoni" nella lingua dialettale del luogo), una delle forme più suggestive del paesaggio adriatico ospitate dalla Riserva regionale Wwf di Atri (380 ettari). Questi sono maestosi monumenti naturali noti con il nome di “Bolge” o “Scrimoni”. L’aspetto di queste formazioni deriva da una forma di erosione eolica dinamica, provocata dalle passate deforestazioni e favorita dai continui disseccamenti e dilavamenti che agiscono sul particolare tipo di argille presenti e le caratterizzano con profonde incisioni verticali. L’habitat è vario, comprendendo, oltre alle rupi calanchive, fossi, laghetti, macchie boschive, campi coltivati e rimboschimenti.Nonostante la presenza dei calanchi possa far pensare ad un ambiente difficile per la vita delle piante, la Riserva ospita numerose specie floristiche. Nella riserva è possibile svolgere osservazioni naturalistiche, percorsi sensoriali, birdwatching, escursioni a piedi e in mountain bike. Simbolo della Riserva è un simpatico roditore (il più grande d’Europa): l'istrice. Nell’area la sua presenza è segnalata da oltre venticinque anni. I calanchi si possono osservare in molte zone collinari abruzzesi, ma solo nei dintorni di Atri caratterizzano così fortemente il paesaggio. I più noti sono quelli alle pendici dell'artistica cittadina di Atri, ma ugualmente interessanti sono quelli disseminati sull'intero territorio. Per informazioni ci si può rivolgere al Municipio di Atri , tel. 085/8791; al WWF Abruzzo, tel.085/373117: al WWF Teramo, tel.0861/411147. Atri fu conosciuta dai greci e dai romani di cui conserva la storia negli scavi archeologici del cuore cittadino. Splendida la Cattedrale di S. Maria Assunta del 1285 ed il Museo Capitolare annesso; S. Reparata, affianco alla cattedrale, con interni barocchi; S. Agostino del 1300; il Teatro del 1800; il Palazzo Ducale degli Acquaviva, sede municipale con cortile rinascimentale; San Nicola; la Fonte Canale. Andando avanti nel nostro percorso troviamo le cittadine di Castilenti con il bellissimo Parrocchiale ed il Convento di S. Maria Monte Oliveto con soffitti ligneo a cassettoni; Castiglione Messer Raimondo che conserva nella chiesa di S. Nicola una croce di rame e argento dorato del XVI e dove si possono ammirare gli scavi archeologici di Colle S. Giorgio, santuario italico; Montefino dove, su uno sperone di tufo si ergono i resti del Castello degli Acquaviva (XIV-XV) in una posizione decisamente panoramica; Cellino Attanasio con i resti delle mura fortificate con torrioni cilindrici; ed infine Bisenti con la Badia dei Celestini del 1400, la Torre medievale ed antiche fontane.
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